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È tempo di castagne e come succede a noi vecchi, sono andato per boschi a raccoglierle e ad ammirare i fantastici colori dell’autunno. Mentre con lo sguardo incantato osservavo le 1000 gradazioni di rosso, giallo e verde, che contrastavano con l’azzurro del cielo e respiravo gli odori del sottobosco, ho visto un uomo che in quel paesaggio ha attirato la mia attenzione.

Stava toccando la corteccia di un albero. La guardava, alzava lo sguardo per cercarne la fine. Lo annusava e su di un taccuino annotava delle cose, poi si chinava vicino ad un vecchio tronco caduto e ripeteva quello che poteva sembrare uno strano rito.

Incuriosito da questo comportamento, con molta calma mi sono avvicinato a lui. Sentendo i miei passi, si è voltato e dietro occhiali dalla sottile montatura due occhi grigio azzurri mi guardarono. Immediatamente un grande sorriso comparve sul suo volto e porgendomi la sua mano mi disse : “Ciao io sono Torben. Torben Hansen”

“Io Alfredo. Piacere Mio”

La sua stretta era forte, fiera, le linee della sua mano mi hanno fatto ricordare la corteccia dell’albero. Torben, come leggendomi nel pensiero, girando il palmo della mano mi disse:

“ecco vedi, come dentro di noi scorre la vita così è dentro questa pianta e anche quando sarà tagliata e diventerà un bellissimo pavimento io posso farla continuare a vivere”

Ora fui io a sgranare gli occhi.

“Cosa significa Torben, quello che mi stai dicendo? Come può una pianta tagliata continuare a vivere?”

“Vieni con me e ti faccio vedere”

Camminammo nel bosco, lungo sentieri. La natura sembrava riconoscerlo, il muschio, le foglie, gli alberi tutto sembrava gli portasse un grande rispetto. Arrivammo in una casa di legno, dove fuori su di una vecchia tavola inchiodata alla parete c’era scritto “Schotten & Hansen. Gli orafi del legno“. Era la sua casa, ma anche il suo laboratorio.

Su di un vecchio tavolo c’erano oli, resine vegetali, terre rosse, gialle, bianche nere, radici, legni ingrigiti dal tempo o macchiati da un chiodo o dalle vernici. Accarezzai il tavolo e lui mi invitò a fare lo stesso con il pavimento. Erano morbidi, vellutati, riuscivo a vedere la rigatura ed ammirare la fiamma, ad apprezzare il grande nodo da cui una volta con grande forza ed energia era nato un giovane ramo. Credetemi, amici miei io di legno ne ho toccato e visto tanto, ma questo aveva uno qualcosa di unico e magico, era veramente vivo.

Torben mi versò un bicchiere di vino rosso ed intanto incominciò a raccontarmi di come era riuscito a togliere dalla fibra del legno tutte quelle sostanze che quando arrivano a contatto con oli, cere o vernici ne avrebbero variato il colore ed in un certo senso l’avrebbero modificato, dandogli un aspetto innaturale e finto.

“Se io svuoto le fibre e le tolgo tutto, rimangono dei microscopici tubicini che posso riempire con quello che la natura mi offre. Tolgo ciò che era e gli rimetto quelle sostanze che impregnando nuovamente le fibre lo fanno rivivere. Sarà la pianta stessa ad aiutarmi ad assorbire questo nuovo nutrimento. Gli strati invernali, più duri, rimarranno in rilievo, mentre quelli primaverili, più teneri li vedremo più bassi.”

Ero affascinato, esterefatto a bocca aperta. Muovendomi per toccare nuovamente il pavimento, colpii il bicchiere ancora pieno che cadde a terra. Un enorme chiazza rossa fini sulle tavole.

“ Scusami Torben, non volevo “ dissi imbarazzato.

“Non preoccuparti e guarda”

Uscì fuori e ritornò dopo qualche minuto con un secchio pieno d’acqua. Spostò un mobile che stava restaurando, una sedia, alcuni gradini in legno, un anta di un mobile e rovesciò un abbondante quantità di acqua.

“Ma cosa fai, non puoi buttare tanta acqua così per terra, si rovinerà tutto e rimarrà macchiato!!!!!”

Mi sorrise ed incominciò a lavare il pavimento, proprio come si fa con una maglia. Lasciò il pavimento bagnato per un po’ di tempo ed intanto sorridendo continuava a spiegarmi con quale tecnica sostituiva un nodo, riprendeva una fenditura e il tutto sempre con resine di altre piante o cere naturali. Prese uno straccio e raccolse l’acqua. Delicatamente passò sopra un panno e sorridendo mi invitò a guardare. Perfetto, non era macchiato e non vi era nessun alone.

Rimanemmo a chiaccherare ancora per parecchio tempo e mi spiegò le tecniche per la realizzazione dei suoi pavimenti. Ci salutammo, promettendogli che sarei ritornato in quel posto da favola. Rientrato a casa ho raccontato tutto questo a Leonardo e Massimo, che entusiasti vollero andare a conoscere personalmente la Schotten & Hansen .

E così ora potete vedere toccare ed apprezzare da Chelli il vero legno, quello che continua a vivere e ad invecchiare con voi. Massimo e Leonardo vi porteranno in un mondo dove solamente la Schotten & Hansen è arrivata.

Parola di Alfredo